San Germano d’Alaska, Fermo, Rustico.
Nel 1793 fu organizzata una missione spirituale, composta da monaci del monastero di Valaam. Furono inviati a predicare la Parola di Dio agli abitanti nativi dell’America nord-occidentale, che solo dieci anni prima erano passati sotto la sovranità della Russia. Tra i membri di questa Missione vi era il santo Germano.
San Germano proveniva da una famiglia di mercanti di Serpukhov, una città della diocesi di Mosca. Il suo nome prima della tonsura, e il suo cognome, non sono noti. (Il nome monastico viene dato quando un monaco emette i voti). Ebbe un grande zelo per la pietà fin dalla giovinezza, e a sedici anni entrò nella vita monastica. (Ciò avvenne nel 1772, se assumiamo che Germano sia nato nel 1756, sebbene talvolta venga indicato il 1760 come data della sua nascita). Dapprima entrò nell’eremo della Trinità-San Sergio che si trovava vicino al Golfo di Finlandia sulla strada di Peterhof, a circa 15 verste (circa 10 miglia) da San Pietroburgo.
Guarigione miracolosa
Nell’eremo di San Sergio avvenne a padre Germano il seguente fatto. Sul lato destro della gola, sotto il mento, apparve un ascesso. Il gonfiore crebbe rapidamente, sfigurandogli il volto. Gli divenne difficile deglutire, e l’odore era insopportabile. In questa condizione critica padre Germano attendeva la morte. Non si rivolse a un medico di questo mondo, ma, chiusa la sua cella, cadde davanti a un’icona della Madre di Dio. Con fervide lacrime pregò, chiedendoLe di poter essere guarito. Pregò per tutta la notte. Poi prese un asciugamano bagnato e con esso asciugò il volto della Santissima Madre, e con questo asciugamano coprì il gonfiore. Continuò a pregare in lacrime finché, sfinito, si addormentò sul pavimento. In sogno vide la Vergine Maria guarirlo.
Quando Germano si svegliò al mattino, con sua grande sorpresa si trovò completamente guarito. Il gonfiore era scomparso, sebbene l’ascesso non fosse scoppiato, lasciando dietro di sé solo un piccolo segno quasi a ricordo del miracolo. I medici ai quali questa guarigione fu descritta non vi credettero, sostenendo che era necessario che l’ascesso si fosse o rotto da sé o fosse stato inciso. Ma le parole dei medici erano parole dell’esperienza umana, poiché dove opera la grazia di Dio là viene vinto l’ordine della natura. Tali eventi umiliano la ragione umana sotto la potente mano della Misericordia di Dio.
Vita a Valaam
Per cinque o sei anni padre Germano continuò a vivere nell’eremo di San Sergio, poi si trasferì nel monastero di Valaam, ampiamente sparso sulle grandi isole nelle acque del grande Lago Ladoga. Egli amò il porto di Valaam con tutta l’anima, come amò il suo indimenticabile superiore, il pio anziano Nazario, e tutti i fratelli. Più tardi, dall’America, scrisse a padre Nazario: «La vostra bontà paterna verso me, umile, non sarà cancellata dal mio cuore né dalle terribili e invalicabili terre siberiane, né dalle oscure foreste. Né sarà cancellata dal rapido fluire dei grandi fiumi; né il terribile oceano spegnerà questi sentimenti. Nella mia mente immagino il mio amato Valaam, guardando ad esso al di là del grande oceano». Nelle sue lettere lodava l’anziano Nazario come «il più reverendo, e mio amato padre», e i fratelli di Valaam li chiamava «i miei amati e carissimi». Il luogo dove visse in America, la deserta isola Spruce, egli la chiamò «Nuova Valaam». E, come possiamo vedere, rimase sempre in contatto spirituale con la sua patria spirituale, poiché ancora nel 1823, cioè dopo trent’anni della sua vita entro i confini dell’America, scriveva lettere al successore di padre Nazario, l’igumeno Innokentij.
Padre Varlaam, poi igumeno di Valaam, e contemporaneo di padre Germano, che ricevette la tonsura da padre Nazario, scrisse così della vita di padre Germano.
«Padre Germano ha svolto qui i vari obbedienze e, essendo “ben disposto verso ogni cosa”, fu nel corso degli eventi mandato a Serdobol per sovrintendere là al lavoro di estrazione del marmo. I fratelli amavano padre Germano, e attendevano impazientemente il suo ritorno al chiostro da Serdobol. Riconoscendo lo zelo del giovane eremita, il saggio anziano, padre Nazario, lo lasciò andare a prendere dimora nel deserto. Questo deserto si trovava nella foresta fitta, a circa un miglio dal chiostro: fino ad oggi questo luogo ha conservato il nome di “(luogo di) Germano”. Nei giorni santi padre Germano ritornava al monastero dal deserto. Allora, ai Vespri piccoli, stava nel coro e cantava con il suo piacevole tenore le risposte con i fratelli dal Canone: “O dolcissimo Gesù, salva noi peccatori. Santissima Theotokos, salvaci”, e le lacrime cadevano dai suoi occhi come grandine.»
La prima missione in America
Nella seconda metà del XVIII secolo i confini della Santa Russia si estesero verso nord. In quegli anni i mercanti russi scoprirono le isole Aleutine che formavano nell’Oceano Pacifico una catena dalle coste orientali della Kamchatka alle coste occidentali del Nord America. Con l’apertura di queste isole si manifestò la sacra necessità di illuminare con la luce del Vangelo gli abitanti nativi. Con la benedizione del Santo Sinodo, il metropolita Gabriele diede all’anziano Nazario l’incarico di scegliere tra i fratelli di Valaam persone capaci per questa santa impresa. Furono scelti dieci uomini, tra i quali padre Germano. Gli uomini prescelti lasciarono Valaam per il luogo del loro grande incarico nel 1793. (I membri di questa storica missione furono: l’archimandrita Giuseppe (Bolotoff); gli ieromonaci Juvenalij, Macario, Atanasio, Stefano e Nektarij; gli ierodiaconi Nektarij e Stefano; e i monaci Ioasaf e Germano.)
Come risultato del santo zelo dei predicatori, la luce della predicazione evangelica si diffuse rapidamente tra i figli della Russia, e diverse migliaia di pagani accettarono il Cristianesimo. Fu organizzata una scuola per l’educazione dei bambini neobattezzati, e fu costruita una chiesa nel luogo dove vivevano i missionari. Ma per l’imperscrutabile provvidenza di Dio il progresso generale della missione non fu soddisfacente. Dopo cinque anni di laboriosissima attività, l’archimandrita Ioasaf, che era stato appena elevato al grado di vescovo, annegò con il suo seguito. (Ciò avvenne nell’Oceano Pacifico tra la Kamchatka e le isole Aleutine. La nave Phoenix, una delle prime navi d’alto mare costruite in Alaska, salpò da Okhotsk portando il primo vescovo per la Missione americana e il suo seguito. La Phoenix fu sorpresa da una delle molte tempeste che periodicamente spazzano il Pacifico settentrionale, e la nave e tutto l’equipaggio perirono insieme con il vescovo Ioasaf e il suo seguito.) Prima di questo, lo zelante ieromonaco Juvenalij era stato giudicato degno della corona del martirio. Gli altri morirono uno dopo l’altro finché alla fine rimase solo padre Germano. Il Signore gli permise di lavorare più a lungo di tutti i suoi fratelli nel compito apostolico di illuminare gli Aleuti.
La Nuova Valaam — Isola Spruce
In America padre Germano scelse come luogo di dimora l’isola Spruce, che chiamò Nuova Valaam. Quest’isola è separata da uno stretto largo circa un miglio e un quarto dall’isola Kodiak, sulla quale era stato costruito un monastero di legno per la residenza dei membri della missione, e una chiesa di legno dedicata alla Risurrezione del Salvatore. (Nuova Valaam fu chiamata così in onore di Valaam sul Lago Ladoga, il monastero dal quale padre Germano era venuto in America. È interessante notare che anche Valaam si trova su un’isola, sebbene questa isola sia in un lago di acqua dolce, mentre l’isola Spruce è sul Pacifico, sebbene vicino ad altre isole e alla terraferma dell’Alaska.)
L’isola Spruce non è grande, ed è quasi interamente coperta da una foresta. Quasi nel mezzo dell’isola scorre verso il mare un piccolo ruscello. Germano scelse quest’isola pittoresca come luogo del suo eremo. Scavò una grotta nella terra con le sue mani, e in essa visse tutta la sua prima estate. Per l’inverno fu costruita per lui una cella vicino alla grotta, nella quale visse fino alla morte. La grotta fu da lui trasformata in un luogo per la sua sepoltura. Una cappella di legno e una casa di legno da usare come scuola e casa per gli ospiti furono costruite non molto lontano dalla sua cella. Davanti alla cella fu piantato un giardino. Per più di quarant’anni padre Germano visse qui.
Lo stile di vita di padre Germano
Padre Germano zappava lui stesso il giardino, vi piantava patate, cavoli e varie verdure. Per l’inverno conservava i funghi, salandoli o seccandoli. Il sale lo ricavava dall’acqua dell’oceano. Si racconta che il cesto di vimini con il quale l’anziano portava le alghe dal litorale fosse così grande che era difficile per una persona sola portarlo. Le alghe erano usate per concimare il terreno. Ma con stupore di tutti, padre Germano portava un cesto pieno di alghe per una lunga distanza senza alcun aiuto. Per caso il suo discepolo Gerasim lo vide una notte d’inverno portare un grosso tronco che normalmente sarebbe stato portato da quattro uomini; ed egli era a piedi nudi. Così lavorava l’anziano, e tutto ciò che otteneva come risultato delle sue immense fatiche era usato per nutrire e vestire gli orfani e anche per libri per i suoi allievi.
I suoi vestiti erano gli stessi per l’inverno e per l’estate. Non portava una camicia; invece indossava una casacca di pelle di cervo, che non si toglieva per vari anni alla volta, né la cambiava, così che il pelo si era completamente consumato e la pelle era divenuta lucida. Poi c’erano i suoi stivali o scarpe, il sottoraso (podrasnik), un’antica e scolorita rason (riasa) piena di toppe, e il suo copricapo (klobuk). Ovunque andava con questi vestiti, e in ogni tempo; nella pioggia, nelle bufere di neve, e durante il freddo più pungente. In questo padre Germano seguiva l’esempio di molti santi Padri e monaci asceti orientali che mostravano la massima cura per il benessere e i bisogni degli altri. Eppure essi stessi indossavano i vestiti più vecchi possibili per mostrare la loro grande umiltà davanti a Dio e il loro distacco dalle cose mondane.
Una piccola panca coperta da una pelle di cervo logora serviva da letto a padre Germano. Usava due mattoni come cuscino; questi erano nascosti ai visitatori da una pelle o da una camicia. Non c’era coperta. Invece si copriva con un’asse di legno che giaceva sulla stufa. Questa tavola padre Germano la chiamava egli stesso la sua coperta, e volle che venisse usata per coprire le sue spoglie; era lunga quanto era alto lui. «Durante la mia permanenza nella cella di padre Germano,» scrive il creolo Costantino Larionov, «io, peccatore, mi sedetti sulla sua ‘coperta’ — e considero questo l’apice della mia fortuna!» (‘Creolo’ è il nome con cui i russi si riferivano ai figli di matrimoni misti tra gli indiani nativi dell’Alaska, gli Eschimesi e gli Aleuti, con i russi.)
Quando padre Germano era ospite degli amministratori della Compagnia americana, nelle loro conversazioni per la salvezza dell’anima si intratteneva con loro fino a mezzanotte. Non passava mai la notte da loro, ma, quale che fosse il tempo, ritornava sempre al suo eremo. Se per qualche ragione straordinaria era necessario che passasse la notte lontano dalla sua cella, allora al mattino il letto che era stato preparato per lui risultava intatto; l’anziano non aveva dormito affatto. La stessa cosa avveniva nel suo eremo, dove, avendo trascorso la notte in conversazioni, non riposava mai.
L’anziano mangiava pochissimo. Come ospite, appena assaggiava il cibo e restava senza pranzo. Nella sua cella il suo pasto consisteva in una porzione molto piccola di un pesciolino o di qualche verdura. Il suo corpo, emaciato a causa delle sue fatiche, veglie e digiuni, era gravato da catene che pesavano circa sedici libbre. Queste catene sono conservate fino a oggi nella cappella. Raccontando queste gesta di padre Germano, il suo discepolo, l’Aleuta Ignaty Aligyaga, aggiunse: «Sì, Apa conduceva una vita molto dura, e nessuno può imitare la sua vita!» (La parola aleutina «Apa» significa anziano o nonno, ed è un appellativo indicativo del grande affetto in cui egli era tenuto).
Il nostro racconto sugli episodi della vita dell’anziano riguarda, per così dire, gli aspetti esteriori delle sue fatiche. «Le sue opere più importanti,» dice il vescovo Pietro, «furono i suoi esercizi di sforzo spirituale nella sua cella isolata, dove nessuno lo vedeva, ma fuori dalla cella lo sentivano cantare e celebrare gli uffici divini secondo la regola monastica.» Questa testimonianza del vescovo è confermata dalle stesse risposte di padre Germano: «Come riuscite a vivere solo nella foresta, padre Germano? Non vi sentite mai solo?» Egli rispose: «No, non sono là solo! Dio è qui, come Dio è ovunque. I santi Angeli sono là. Con chi è meglio parlare, con gli uomini o con gli Angeli? Certamente con gli Angeli.»
Padre Germano e i nativi dell’Alaska
Il modo in cui padre Germano guardava ai nativi dell’America, come egli comprendeva i propri rapporti con loro, e come si prendeva cura dei loro bisogni, egli stesso lo espresse in una delle sue lettere all’ex amministratore della colonia, Simeon Janovskij. Scrisse: «Il nostro Creatore ha concesso alla nostra amata patria questa terra che, come un neonato, non ha ancora la forza per la conoscenza o la comprensione. Essa richiede non solo protezione, a motivo della sua infantile debolezza e impotenza, ma anche il suo sostentamento. Anche per questo, non ha ancora la capacità di rivolgere un appello in proprio favore. E poiché il benessere di questa nazione, per la Provvidenza di Dio, non si sa per quanto tempo, dipende ed è stato affidato nelle mani del governo russo, che ora è stato dato nel vostro potere, perciò io, il più umile servo di questo popolo, e la loro nutrice (nyanka) mi presento davanti a voi in loro favore, scrivo questa supplica con lacrime di sangue. Siate nostro Padre e nostro Protettore. Certamente non sappiamo essere eloquenti, così con una lingua inarticolata da infante diciamo: Asciugate le lacrime degli orfani indifesi, rinfrescate i cuori che si sciolgono nel fuoco del dolore. Aiutateci a conoscere che cosa significa consolazione.»
L’anziano agiva secondo ciò che sentiva. Intercedeva sempre davanti ai governatori per coloro che avevano trasgredito. Difendeva quelli che erano stati offesi. Aiutava i bisognosi con qualsiasi mezzo avesse a disposizione. Gli Aleuti, uomini, donne e bambini, lo visitavano spesso. Alcuni chiedevano consigli, altri si lamentavano delle oppressioni, altri ancora cercavano difesa, e altri desideravano aiuto. Ognuno riceveva dall’anziano la massima soddisfazione possibile. Egli discuteva delle loro difficoltà reciproche e cercava di risolverle pacificamente. Era particolarmente attento a ristabilire la comprensione nelle famiglie. Se non riusciva a riconciliare marito e moglie, l’anziano li induceva a separarsi temporaneamente. La necessità di tale procedura egli la spiegava così: «È meglio lasciarli vivere separati, oppure credetemi, può essere terribile se non vengono separati. Vi sono stati casi in cui un marito ha ucciso la moglie, o in cui una moglie ha distrutto il marito.»
Padre Germano amava in modo particolare i bambini. Preparava per loro grandi quantità di biscotti, e cuoceva per loro dei dolci (krendelki); e i bambini erano affezionati all’anziano. L’amore di padre Germano per gli Aleuti giunse fino all’auto-negazione.
Un’epidemia colpisce
Una nave proveniente dagli Stati Uniti portò nella isola Sitka, e da lì all’isola Kodiak, una malattia contagiosa, un morbo fatale. Cominciava con febbre, forte raffreddore e difficoltà respiratoria, e terminava con brividi; in tre giorni la vittima moriva. Sull’isola non c’era né medico né medicina. La malattia si diffuse rapidamente nel villaggio e poi nelle zone circostanti. La malattia colpì tutti, perfino i neonati. I decessi furono così numerosi che per tre giorni non si trovò nessuno che scavasse le tombe, e i corpi rimasero insepolti. Un testimone oculare disse: «Non posso immaginare nulla di più tragico e orribile della vista che mi colpì quando visitai un “Kazhim” aleutino. Era un grande edificio, o caserma, con compartimenti separati, dove gli Aleuti vivevano con le loro famiglie; conteneva circa 100 persone. Qui alcuni erano morti, i loro corpi freddi giacevano vicino ai vivi; altri morivano; c’erano gemiti e pianti che laceravano l’anima.»
«Vidi madri sui cui corpi freddi nella morte strisciava un bambino affamato, piangendo e cercando invano il suo nutrimento… Il mio cuore scoppiava di compassione! Sembrava che, se qualcuno avesse potuto dipingere con un pennello degno tutto l’orrore di questa scena tragica, avrebbe suscitato con successo il timore della morte nel cuore più indurito.» Durante questa terribile malattia, che durò un mese intero e andò a spegnersi verso la fine, padre Germano visitò gli infermi senza stancarsi. Li esortava nelle loro paure, pregava, li conduceva al pentimento o li preparava alla morte. Non si risparmiò mai.
Padre Germano come maestro spirituale
L’anziano si preoccupava in particolare della crescita morale degli Aleuti. A questo scopo fu costruita una scuola per bambini — gli orfani degli Aleuti. Egli stesso insegnava loro la Legge di Dio e la musica ecclesiastica. Per lo stesso scopo raccoglieva gli Aleuti la domenica e nei giorni di festa per la preghiera nella cappella vicino alla sua cella. Qui il suo discepolo leggeva le Ore e le varie preghiere mentre l’anziano leggeva l’Epistola e il Vangelo. Inoltre predicava loro. I suoi allievi cantavano, e cantavano molto bene. Gli Aleuti amavano ascoltare le sue omelie, radunandosi presso di lui in gran numero. I discorsi dell’anziano erano affascinanti, e gli ascoltatori erano commossi dalla loro meravigliosa forza. Egli stesso scrive di un esempio dei benefici risultati delle sue parole.
«Gloria ai santi destini del Dio Misericordioso! Egli mi ha mostrato ora attraverso la Sua imperscrutabile Provvidenza un nuovo evento che io, che ho vissuto qui per vent’anni, non avevo mai visto prima su Kodiak», scrisse. «Recentemente, dopo Pasqua, una giovane circa di vent’anni che conosce bene il russo, venne da me. Avendo udito dell’Incarnazione del Figlio di Dio e della Vita Eterna, fu tanto infiammata d’amore per Gesù Cristo che non vuole lasciarmi. Mi supplicò con eloquenza. Contrariamente alla mia personale inclinazione e all’amore per la solitudine, e malgrado tutti gli ostacoli e le difficoltà che addussi prima di accoglierla, ora vive vicino alla scuola da un mese e non è sola. Io, guardando questo con grande meraviglia, ricordai le parole del Salvatore: “Ciò che è nascosto ai sapienti e agli intelligenti è stato rivelato ai piccoli” (Matteo 11,25).»
Questa donna visse alla scuola fino alla morte dell’anziano. Ella sorvegliava la buona condotta dei bambini che studiavano nella sua scuola. Padre Germano volle che, dopo la sua morte, ella continuasse a vivere sull’isola Spruce. Il suo nome era Sofia Vlasova.
Janovskij scrive del carattere e dell’eloquenza dei discorsi dell’anziano in questo modo: «Quando incontrai padre Germano avevo trent’anni. Devo dire che sono stato educato nel corpo navale; che conoscevo molte scienze avendo letto ampiamente. Ma, per mia sfortuna, la Scienza delle scienze, cioè la Legge di Dio, a stento ne ricordavo l’esteriorità — e questa solo teoricamente, senza applicarla alla vita. Ero cristiano solo di nome, ma nella mia anima e in realtà ero un libero pensatore. Inoltre, non ammettevo la divinità e la santità della nostra religione, poiché avevo letto molte opere ateistiche. Padre Germano riconobbe questo immediatamente e desiderò ricondurmi alla fede. Con mia grande sorpresa parlò in modo così convincente, sapiente — e argomentava con tale certezza — che mi sembrava che nessuna istruzione o sapienza mondana potesse reggere il confronto con le sue parole. Conversavamo con lui quotidianamente fino a mezzanotte e oltre, sull’amore di Dio, sull’eternità, sulla salvezza delle anime e sulla vita cristiana. Dalle sue labbra fluiva un incessante torrente di parole dolcissime! Attraverso questi continui discorsi e per le preghiere del santo anziano il Signore mi riportò completamente sulla via della Verità, e diventai un vero cristiano. Debbo tutto questo a padre Germano; egli è il mio vero benefattore.
«Alcuni anni fa,» continua Janovskij, «padre Germano convertì alla Ortodossia un certo capitano di marina G., dalla fede luterana. Questo capitano era ben istruito. Oltre a molte scienze, era versato nelle lingue. Conosceva il russo, l’inglese, il tedesco, il francese, l’italiano e anche un po’ di spagnolo. Ma per tutto ciò non poté resistere alle convinzioni e alle prove di padre Germano. Cambiò fede e fu unito alla Chiesa Ortodossa mediante la Cresima. Quando stava per lasciare l’America, l’anziano gli disse, al momento di congedarsi: “Stai attento, se il Signore dovesse toglierti la moglie, allora non sposare in nessun caso una donna tedesca. Se sposerai una donna tedesca, indubbiamente danneggerà la tua Ortodossia”. Il capitano diede la sua parola, ma non la mantenne. L’avvertimento dell’anziano fu profetico. Infatti, dopo alcuni anni la moglie del capitano morì, ed egli sposò una donna tedesca. Non v’è dubbio che la sua fede si indebolì o che la lasciò; poiché morì all’improvviso senza pentimento.»
Più oltre Janovskij scrive: «Una volta l’anziano fu invitato a bordo di una fregata giunta da San Pietroburgo. Il capitano della fregata era un uomo altamente istruito, che era stato inviato in America per ordine dell’Imperatore per ispezionare tutte le colonie. Vi erano più di venticinque ufficiali con il capitano, e anch’essi erano uomini istruiti. In mezzo a questa compagnia sedeva un monaco di un eremo, di bassa statura e con indosso vestiti molto vecchi. Tutti questi colti conversatori furono posti in tale condizione dai suoi saggi discorsi che non sapevano come rispondergli. Lo stesso capitano soleva dire: “Eravamo senza parole davanti a lui”.
«Padre Germano rivolse loro una sola domanda generale: “Signori, che cosa amate sopra ogni cosa, e che cosa desidererà ciascuno di voi per la propria felicità?” Furono date varie risposte… Alcuni desideravano ricchezze, altri gloria, alcuni una bella moglie, altri ancora una bella nave di cui fossero capitani; e così via nello stesso tono. “Non è vero,” disse loro padre Germano a questo proposito, “che tutti i vostri vari desideri possono portarci a una conclusione — che ciascuno di voi desidera ciò che, nel proprio intendimento, considera il meglio, e che è più degno del suo amore?” Tutti risposero: “Sì, è così!” Egli allora continuò: “Non direste forse che ciò che è il meglio, sopra ogni cosa, e che supera tutto, e ciò che per preferenza è il più degno di amore, è il Signore stesso, il nostro Gesù Cristo, che ci ha creati, ci ha adornati con tali ideali, ha dato vita a tutti, sostiene ogni cosa, nutre e ama tutti, che è Egli stesso Amore e il più bello tra i figli degli uomini? Non dovremmo allora amare Dio sopra ogni cosa, desiderarLo più di ogni cosa e cercarLo?”
«Tutti dissero: “Ma certo! È evidente!” Allora l’anziano chiese: “Ma voi amate Dio?” Tutti risposero: “Certamente, amiamo Dio. Come potremmo non amare Dio?” “E io, peccatore, che da più di quarant’anni cerco di amare Dio, non posso dire di amarlo completamente,” obiettò loro padre Germano. Egli cominciò allora a mostrare loro il modo in cui dovremmo amare Dio. “Se amiamo qualcuno,” disse, “lo ricordiamo sempre; cerchiamo di piacergli. Giorno e notte il nostro cuore è occupato da tale persona. È così, signori, che voi amate Dio? Vi rivolgete spesso a Lui? Lo ricordate sempre? Lo pregate continuamente e adempiate i Suoi santi comandamenti?” Dovettero ammettere che non lo facevano! “Per il nostro bene, e per la nostra fortuna,” concluse l’anziano, “promettiamo almeno a noi stessi che da questo stesso momento cercheremo di amare Dio più di ogni cosa e di compiere la Sua Santa Volontà!” Senza alcun dubbio, questa conversazione fu impressa nei cuori degli ascoltatori per il resto della loro vita.»
«In generale,» continua il creolo Costantino Larionov, «padre Germano amava parlare dell’eternità, della salvezza, della vita futura, dei nostri destini sotto Dio. Spesso parlava delle vite dei santi, sul Prologo, ma non parlava mai di cose frivole. Era così piacevole ascoltarlo che coloro che conversavano con lui, gli Aleuti e le loro mogli, erano tanto affascinati dai suoi discorsi che spesso non lo lasciavano fino all’alba, e allora si allontanavano da lui con riluttanza.»
Una descrizione di padre Germano
Janovskij scrive una descrizione dettagliata di padre Germano. «Ho un vivido ricordo,» disse, «di tutti i lineamenti del volto dell’anziano, che riflettevano bontà; il suo piacevole sorriso, il suo aspetto mite e attraente, il suo portamento umile e tranquillo e la sua parola piena di grazia. Era di bassa statura. Il suo viso era pallido e coperto di rughe. I suoi occhi erano grigio-azzurri, pieni di scintillio, e sulla testa aveva pochi capelli grigi. La sua voce non era potente, ma molto gradevole.» Janovskij riferisce due episodi delle sue conversazioni con l’anziano. «Una volta,» scrive, «lessi a padre Germano l’ode “Dio”, di Deržavin. L’anziano ne fu sorpreso ed estasiato. Mi chiese di rileggerla. La rilessi una seconda volta. “È possibile che un semplice uomo istruito abbia scritto questo?” chiese. “Sì, un poeta istruito,” risposi. “Ciò è stato scritto per ispirazione di Dio,” disse l’anziano.
Il martirio di Pietro
«Un’altra volta gli raccontavo come gli spagnoli in California avevano imprigionato quattordici Aleuti, e come i Gesuiti costringevano tutti ad accettare la fede cattolica. Ma questo Aleuta non volle acconsentire in nessuna circostanza, dicendo: “Noi siamo cristiani.” I Gesuiti obiettarono: “Non è vero; siete eretici e scismatici. Se non acconsentirete ad accettare la nostra fede, vi tortureremo tutti.” Allora gli Aleuti furono posti in celle fino alla sera; due per cella. Di notte i Gesuiti vennero alla prigione con lanterne e candele accese. Cominciarono a persuadere di nuovo gli Aleuti nella cella ad accettare la fede cattolica. “Noi siamo cristiani,” fu la risposta degli Aleuti, “e non cambieremo la nostra fede.” Allora i Gesuiti cominciarono a torturarli, prima l’uno mentre il suo compagno assisteva. Tagliarono le dita dei piedi, prima una falange poi l’altra. Poi tagliarono la prima falange delle dita delle mani, quindi l’altra falange. In seguito tagliarono i piedi e le mani; il sangue scorreva. Il martire sopportò tutto e insistette fermamente su una sola cosa: “Sono un cristiano.” In tali sofferenze, morì dissanguato. Il Gesuita promise di torturare a morte anche i suoi compagni il giorno seguente… Ma quella notte arrivò un ordine da Monterey che stabiliva che gli Aleuti imprigionati fossero immediatamente rilasciati e inviati là sotto scorta. Perciò, al mattino, tutti furono inviati a Monterey, con l’eccezione dell’Aleuta martirizzato. Ciò mi fu raccontato da un testimone, lo stesso Aleuta che era il compagno dell’Aleuta torturato. In seguito egli fuggì dalla prigionia, e io riportai l’episodio alle autorità supreme di San Pietroburgo. Quando ebbi terminato il mio racconto, padre Germano chiese: “E come chiamavano l’Aleuta martirizzato?” Risposi: “Pietro; non ne ricordo il cognome.” L’anziano si alzò davanti a un’icona con reverenza, si fece il segno della croce e pronunciò: “Santo neo-martire Pietro, prega Dio per noi!”»
Lo spirito dell’insegnamento di padre Germano
Per esprimere lo spirito dell’insegnamento di padre Germano, presentiamo qui una citazione da una lettera scritta di suo pugno.
«Gli anni vuoti di questi desideri ci separano dalla nostra patria celeste, e il nostro amore per questi desideri e le nostre abitudini ci rivestono, per così dire, di un abito odioso; esso è chiamato dall’Apostolo “l’uomo esterno (terreno)” (1 Corinzi 15,47). Noi, che siamo pellegrini nel viaggio di questa vita, invochiamo Dio in aiuto. Dobbiamo spogliarci di questa bruttezza e rivestirci di nuovi desideri e di un nuovo amore per il secolo futuro. Così, per mezzo di ciò, conosceremo o un’attrazione o una repulsione per la patria celeste. È possibile farlo rapidamente, ma dobbiamo seguire l’esempio dei malati, che, desiderando la salute desiderata, non cessano di cercare i mezzi per guarire. Ma non sto parlando chiaramente.»
Non desiderando nulla per sé nella vita, quando giunse per la prima volta in America rifiutò nella sua umiltà la dignità di ieromonaco e di archimandrita, decidendo di rimanere per sempre un semplice monaco, padre Germano. Senza il minimo timore davanti ai potenti, si sforzò con tutta sincerità per Dio. Con amore mite, e senza riguardo per la persona, rimproverava molti per vita intemperante, per comportamento indegno e per l’oppressione degli Aleuti. Il male si armò contro di lui e gli procurò ogni sorta di tribolazioni e dolori. Ma Dio protesse l’anziano. L’amministratore della colonia, Janovskij, non avendo ancora visto padre Germano, dopo aver ricevuto una di queste lamentele, aveva già scritto a San Pietroburgo sulla necessità del suo allontanamento. Egli spiegò che sembrava che l’anziano stesse sollevando gli Aleuti contro l’amministrazione. Ma questa accusa si rivelò ingiusta, e alla fine Janovskij fu annoverato tra gli ammiratori di padre Germano.
Una volta un ispettore giunse all’isola Spruce con l’amministratore della colonia e con alcuni dipendenti della compagnia per perquisire la cella di padre Germano. Questo gruppo si aspettava di trovare nella cella di padre Germano dei beni di grande valore. Ma quando non trovarono nulla di valore, un dipendente della Compagnia americana, Ponomarchov, cominciò a strappare il pavimento con un’ascia, senza dubbio con il consenso dei suoi superiori. Allora padre Germano gli disse: «Amico mio, hai sollevato l’ascia invano; quest’arma ti priverà della vita». Qualche tempo dopo si aveva bisogno di uomini al Forte Nicholas e, per questo motivo, diversi dipendenti russi furono inviati là da Kodiak; tra loro c’era Ponomarchov; là i nativi di Kenai gli tagliarono la testa mentre dormiva.
Le tentazioni di padre Germano
Grandi furono i dolori sopportati da padre Germano a causa degli spiriti maligni. Egli stesso lo rivelò al suo discepolo Gerasim. Una volta, quando questi entrò nella cella di padre Germano senza la solita preghiera, non ricevette alcuna risposta da padre Germano a nessuna delle sue domande. Il giorno seguente Gerasim chiese la ragione del suo silenzio. In quell’occasione padre Germano gli disse: «Quando venni su quest’isola e mi insediai in questo eremo, gli spiriti maligni si avvicinarono a me, apparentemente per aiutarmi. Venivano in forma di uomo e in forma di animali. Soffrii molto per loro causa; da varie afflizioni e tentazioni. Ed è per questo che ora non parlo con nessuno che entra alla mia presenza senza preghiera.» (È consuetudine tra i laici devoti, così come tra il clero, dire ad alta voce una preghiera e, dopo aver udito una risposta che termina con «Amen», entrare e andare all’icona nella stanza per venerarla, e dire una preghiera prima di salutare il padrone di casa.)
Doni soprannaturali da Dio
Germano si consacrò totalmente al servizio del Signore; si sforzò con zelo unicamente per la glorificazione del Suo santissimo Nome. Lontano dalla sua patria, in mezzo a una varietà di afflizioni e privazioni, padre Germano trascorse diversi decenni compiendo le più nobili opere di abnegazione. Fu ritenuto degno di ricevere da Dio molti doni soprannaturali.
Nel mezzo dell’isola Spruce, in discesa verso il basso, scorre un piccolo ruscello verso il mare. La foce di questo ruscello era sempre battuta dalle onde. In primavera, quando apparivano i pesci del ruscello, l’anziano rimuoveva un po’ di sabbia dalla foce affinché i pesci potessero entrare e, appena si presentavano, risalivano il ruscello. Il suo discepolo, Ignaty, disse: «Era così che, se “Apa” me lo avesse detto, sarei andato a prendere i pesci nel ruscello!» Padre Germano dava da mangiare agli uccelli con pesce secco, e questi si radunavano in gran numero attorno alla sua cella. Sotto la sua cella viveva un’ermellino. Questo piccolo animale non può essere avvicinato quando ha avuto i cuccioli, ma l’anziano lo nutriva con la propria mano. «Non abbiamo forse visto un miracolo?» disse il suo discepolo Ignaty. Essi videro anche padre Germano dare da mangiare agli orsi. Ma quando padre Germano morì, gli uccelli e gli animali se ne andarono; perfino il giardino non dava alcun raccolto, sebbene qualcuno se ne prendesse volentieri cura, insistette Ignaty.
Sull’isola Spruce ci fu una volta un’inondazione. Gli abitanti vennero dall’anziano presi da grande timore. Allora padre Germano prese un’icona della Madre di Dio dalla casa dove vivevano i suoi allievi e la pose su una «laida» (una riva sabbiosa) e cominciò a pregare. Dopo la preghiera si rivolse ai presenti e disse: «Non temete, l’acqua non salirà oltre il luogo dove si trova questa santa icona.» Le parole dell’anziano si compirono. Dopo questo, egli promise lo stesso aiuto da parte di questa santa icona in futuro, per intercessione della Madre di Dio. Affidò l’icona alla sua discepola Sofia; in caso di future inondazioni, l’icona doveva essere posta sulla «laida». Quest’icona è conservata sull’isola fino a oggi.
Su richiesta dell’anziano, il barone F. P. Wrangel scrisse una lettera a un metropolita (il cui nome non è noto) che fu dettata da padre Germano. Quando la lettera fu completata e letta, l’anziano si congratulò con il barone per aver ottenuto il grado di ammiraglio. Il barone rimase sbalordito. Era una notizia per lui. Fu confermata, ma solo dopo il trascorrere di un certo tempo, poco prima ch’egli partisse per San Pietroburgo.
Padre Germano disse all’amministratore Kashevarov, di cui aveva preso il figlio dal fonte (durante il Sacramento del Battesimo): «Mi dispiace per te, caro “kum”. È un peccato; il cambiamento sarà spiacevole per te.» Due anni dopo, durante un cambio di amministrazione, Kashevarov fu mandato in catene a Sitka.
Una volta, la foresta sull’isola Spruce prese fuoco. L’anziano, con il suo discepolo Ignaty, in un fitto della foresta tracciò una linea larga circa un metro, in cui rovesciarono il muschio. Estesero la linea fino al piede della collina. L’anziano disse: «Siate certi, il fuoco non passerà oltre questa linea.» Il giorno seguente, secondo la testimonianza di Ignaty, non c’era più speranza di salvezza (dal fuoco) e il fuoco, sospinto da un forte vento, raggiunse il luogo dove l’anziano aveva rovesciato il muschio. Il fuoco passò sul muschio e si arrestò, lasciando intatta la foresta fitta che si trovava oltre la linea.
L’anziano diceva spesso che vi sarebbe stato un vescovo per l’America; ciò in un tempo in cui nessuno ci pensava, e non c’era alcuna speranza che vi fosse un vescovo per l’America. Questo fu riferito dal vescovo Pietro, e la sua profezia si compì col tempo.
«Dopo la mia morte,» disse padre Germano, «ci sarà un’epidemia, molti moriranno a causa di essa, e i russi uniranno gli Aleuti.» E così avvenne. Sembra che, circa mezzo anno dopo la sua morte, ci fu un’epidemia di vaiolo; il tasso di mortalità in America durante questa epidemia fu enorme. In alcuni villaggi rimasero in vita solo pochi abitanti. Ciò portò l’amministrazione della colonia a unire gli Aleuti; i dodici insediamenti furono ridotti a sette.
«Anche se passerà molto tempo dopo la mia morte, non sarò dimenticato» disse padre Germano ai suoi discepoli. «Il mio luogo di dimora non resterà vuoto. Verrà un monaco come me, che fuggirà dalla gloria degli uomini, e vivrà sull’isola Spruce, e l’isola Spruce non sarà senza gente.» (Questa profezia si è ora compiuta interamente. Proprio un monaco come padre Germano descrisse visse per molti anni sull’isola Spruce; il suo nome era archimandrita Gerasim, che morì il 13 ottobre 1969. Questo monaco assunse su di sé la responsabilità di prendersi cura della cappella sotto la quale fu inizialmente sepolto l’anziano Germano. Il metropolita Leontij, poco dopo la sua elevazione al primato della Chiesa Ortodossa Russa in America, fece un pellegrinaggio all’isola Spruce e alla tomba di san Germano.)
Profezie per il futuro
Il creolo Costantino, quando non aveva più di dodici anni, fu interrogato da padre Germano: «Amato mio, che ne pensi; questa cappella che ora stanno costruendo, rimarrà mai vuota?» Il ragazzo rispose: «Non lo so, Apa.» «In verità,» disse Costantino, «non compresi la sua domanda in quel tempo, benché tutta la conversazione con l’anziano resti vivida nella mia memoria.» L’anziano rimase in silenzio per un po’, poi disse: «Figlio mio, ricorda, col tempo vi sarà un monastero in questo luogo.»
Padre Germano disse al suo discepolo, l’Aleuta Ignaty Aligyaga: «Trent’anni passeranno dopo la mia morte, e tutti coloro che vivono sull’isola Spruce saranno morti, ma tu solo resterai vivo. Sarai vecchio e povero quando io sarò ricordato.» E infatti, dopo la morte di padre Germano, passarono trent’anni quando si ricordarono di lui e cominciarono a raccogliere informazioni e fatti su di lui, sulla base dei quali fu scritta la sua Vita. «È sorprendente,» esclama Ignaty, «come un uomo come noi potesse sapere tutto questo tanto tempo prima che accadesse! Tuttavia, no, non era un uomo comune! Conosceva i nostri pensieri, e involontariamente ci conduceva al punto di rivelarglieli, e ricevevamo da lui consiglio.»
«Quando morirò,» disse l’anziano al suo discepolo, «mi seppellirai accanto a padre Ioasaf. Mi seppellirai da solo, poiché non aspetterai il sacerdote. Non lavare il mio corpo. Poggialo su un’asse. Incrociami le mani sul petto, avvolgimi nella mantia (il mantello esterno del monaco) e con le sue ali coprimi il volto e poni il klobuk (copricapo monastico) sul mio capo. Se qualcuno desidera darmi l’ultimo saluto, che baci la Croce. Non mostrare il mio volto a nessuno…»
Il riposo di padre Germano
Giunse il tempo della dipartita dell’anziano. Un giorno ordinò al suo discepolo Gerasim di accendere una candela davanti alle icone e di leggere gli Atti degli Apostoli. Dopo qualche tempo il suo volto si illuminò e disse a voce alta: «Gloria a Te, o Signore!» Ordinò poi di sospendere la lettura, e annunciò che il Signore aveva voluto che la sua vita fosse ancora risparmiata per una settimana. Una settimana dopo, di nuovo per suo ordine, furono accese le candele e furono letti gli Atti degli Apostoli. Silenziosamente l’anziano chinò il capo sul petto di Gerasim; la cella fu riempita da un dolce profumo; il suo volto brillò, e padre Germano non era più! Così morì in beatitudine, si addormentò nel sonno del giusto nell’ottantunesimo anno della sua vita di grandi fatiche, il 25 dicembre 1837. (Era il 13 dicembre secondo il calendario giuliano, sebbene esistano alcuni resoconti che affermano che morì il 28 novembre e che fu sepolto il 26 dicembre).
Coloro che furono mandati con la triste notizia al porto tornarono ad annunciare che l’amministratore della colonia Kashevarov aveva proibito la sepoltura dell’anziano finché non fosse giunto lui stesso. Ordinò anche che fosse costruita una bara migliore per padre Germano, e che sarebbe venuto non appena possibile e avrebbe condotto con sé un sacerdote. Ma sopraggiunse un forte vento, cadde una pioggia e si levò una terribile tempesta. La distanza dal porto all’isola Spruce non è grande — circa due ore di viaggio — ma nessuno acconsentiva a prendere il mare con un tempo simile. Così continuò per un mese intero, e benché il corpo giacesse esposto per un mese intero nella calda casa dei suoi allievi, il suo volto non subì alcun cambiamento, e non emanava alcun odore. Infine, grazie agli sforzi di Kuzma Uchilischev, fu ottenuta una bara. Nessuno giunse dal porto, e gli abitanti della sola isola Spruce seppellirono nel terreno le spoglie dell’anziano. Così si compirono le parole che padre Germano aveva pronunciato prima della morte. Dopo questo, il vento si placò e la superficie del mare divenne liscia come uno specchio.
Una sera, sopra il villaggio di Katani (su Afognak) fu visto un insolito pilastro di luce che giungeva fino al cielo sopra l’isola Spruce. Stupiti da questa apparizione miracolosa, anziani esperti e il creolo Gerasim Vologdin con sua moglie Anna dissero: «Sembra che padre Germano ci abbia lasciato», e cominciarono a pregare. Dopo un po’ furono informati che l’anziano era effettivamente deceduto proprio quella notte. Questo stesso pilastro fu visto in vari luoghi da altre persone. Nella notte della sua morte, in un altro degli insediamenti su Afognak fu vista una visione; sembrava che un uomo si levasse dall’isola Spruce verso le nubi.
I discepoli seppellirono il loro padre e posero un segno funebre di legno sopra la sua tomba. Padre Pietro Kashevarov, sacerdote a Kodiak, afferma: «L’ho visto io stesso, e posso dire che oggi sembra che non sia mai stato toccato dal tempo; come se fosse stato intagliato oggi stesso.»
Avendo contemplato la vita di padre Germano, glorificata dalle sue zelanti fatiche, avendo visto i suoi miracoli e il compimento delle sue predizioni, e infine avendo osservato il suo beato sonno, «in generale, tutti gli abitanti del luogo,» testimonia il vescovo Pietro, «nutrono per lui la più alta stima, come per un santo asceta, e sono pienamente convinti che egli abbia trovato grazia davanti a Dio.»
Nel 1842, cinque anni dopo la dipartita dell’anziano, l’arcivescovo Innokentij della Kamchatka e delle Aleutine si trovava vicino a Kodiak su una nave a vela che si trovava in grande pericolo. Egli guardò verso l’isola Spruce e disse a se stesso: «Se hai trovato grazia nella presenza di Dio, padre Germano, allora si cambi il vento.» Sembra che non fossero passati più di quindici minuti, disse il vescovo, quando il vento divenne favorevole ed egli raggiunse con successo la riva. In ringraziamento per essere stato salvato, l’arcivescovo Innokentij celebrò egli stesso un ufficio funebre (Panichida) sulla tomba del beato padre Germano.
O santo padre Germano d’Alaska, prega Dio per noi!
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