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Vita del santo

Policronio im.

Il Ieromartire Policronio, vescovo di Babilonia; i presbiteri Parmenio, Helimena e Crisotelo; i diaconi Luca e Mozio; i santi martiri persiani Abdon e Sennen; e i santi martiri Olimpio e Massimo soffrirono durante il terzo secolo sotto l’imperatore Decio (249-251).

Quando Decio conquistò Babilonia, vi trovò molti cristiani e iniziò una persecuzione contro di loro. Fece arrestare il santo vescovo Policronio di Babilonia, i tre presbiteri Parmenio, Helimena, Crisotelo, e due diaconi, Luca e Mozio. Furono condotti davanti all’imperatore, che comandò loro di offrire sacrifici agli idoli. Il santo Policronio rispose con coraggio: “Noi offriamo noi stessi in sacrificio al Signore nostro Gesù Cristo, ma non adoreremo mai idoli fatti da mani d’uomo”.

Decio, furibondo, fece gettare i confessori in prigione. Quando furono condotti fuori per un secondo interrogatorio, il santo Policronio rimase in silenzio. Decio disse: “Il vostro capo è senza voce”. Il santo Parmenio rispose: “Il santo vescovo non è senza voce, ma non vuole contaminare le sue labbra pure e ‘gettare le perle davanti ai porci’” (Mt 7,6). In preda all’ira, Decio comandò che fosse tagliata la lingua al santo Parmenio. Nonostante questo, Parmenio parlò chiaramente al santo Policronio, dicendo: “Prega per me, Padre, perché io contemplo lo Spirito Santo su di te”.

Per ordine di Decio, il santo vescovo Policronio fu colpito alla bocca con pietre, e rese il suo spirito. Lasciarono il suo corpo disteso davanti al tempio di Saturno. Due principi persiani, Abdon e Sennen, che erano cristiani in segreto, vennero di notte e seppellirono il corpo del santo martire presso le mura della città.

Decio partì per la città di Kordula, e ordinò che i tre presbiteri e i due diaconi fossero condotti con lui. A Kordula egli pretese di nuovo che i martiri offrissero sacrifici agli idoli. Il santo Parmenio, nonostante la lingua tagliata, rifiutò ad alta voce e con fermezza.

Credendo che il santo Parmenio potesse parlare grazie a qualche potere magico, Decio aumentò i tormenti e ordinò che i confessori fossero bruciati con il fuoco. Allora si udì una Voce dal Cielo: “Venite a me, voi umili di cuore”. Decio credette che anche questo fosse opera di magia e ordinò che i presbiteri e i diaconi fossero decapitati con l’ascia.

I principi persiani Abdon e Sennen presero i corpi dei martiri di notte e li seppellirono nel loro stesso villaggio vicino a Kordula. Questo fu riferito a Decio. I principi furono arrestati e condotti davanti all’imperatore, che comandò che i santi principi fossero rinchiusi in prigione. I santi gioirono e glorificarono Dio.

Lo stesso giorno altri due Persiani, Olimpio e Massimo, furono condotti davanti a Decio e accusati di essere cristiani. I santi martiri furono crudelmente torturati e decapitati per la loro audace confessione della fede in Cristo. Per cinque giorni i loro corpi rimasero insepolti, ma il sesto giorno i cristiani li seppellirono segretamente di notte.

Decio tornò a Roma con Abdon e Sennen in catene. Disse ai santi di offrire sacrifici agli dèi, promettendo loro libertà e onori. I santi martiri risposero: “Noi offriamo noi stessi in sacrificio al nostro Dio Gesù Cristo, perciò offri tu stesso sacrifici ai tuoi dèi”. Decio li condannò ad essere divorati dalle fiere. Furono scagliati contro di loro due leoni, e poi quattro orsi, che però non toccarono i santi martiri, ma si distesero ai loro piedi. Allora Abdon e Sennen furono trafitti con le spade. I loro corpi rimasero per tre giorni davanti a un idolo, per spaventare i cristiani. Di notte un cristiano segreto di nome Cirenio prese i corpi dei martiri e li seppellì nella sua casa.

I santi martiri Abdon e Sennen soffrirono nell’anno 251. Le loro reliquie sono conservate nella chiesa di San Marco a Roma.

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