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Vita del santo

Barlaam monaco e Giuseppe principe di India.

Questi monaci cristiani sono menzionati nelle Vite dei Santi Barlaam e Ioasaf (19 novembre), di San Giovanni Damasceno (4 dicembre). Essi soffrirono nel IV secolo, quando il re Abenner regnava sull’India. Egli odiava i cristiani perché essi convertivano il suo popolo a Cristo, e alcuni di loro diventavano persino monaci. Il re emanò un decreto ordinando a tutti i cristiani di rinnegare subito la loro Fede, minacciando di torturarli e ucciderli se non si fossero sottomessi. Aveva un odio particolare per i monaci, e li perseguitava senza pietà. Alcuni cristiani, non potendo sopportare i tormenti, si sottomisero al decreto del re, ma i monaci lo rimproveravano per la sua malvagità. Alcuni di loro fuggirono nei deserti e sui monti, mentre altri scelsero il martirio.

Quando nacque suo figlio Ioasaf, il re Abenner si rallegrò e preparò un banchetto per il suo popolo. Tra gli invitati c’erano cinquantacinque astrologi, ai quali fu chiesto di predire il futuro del bambino. Essi parlarono in termini generali di grandi ricchezze e potere, dicendo che avrebbe superato tutti coloro che avevano governato prima di lui. Uno di loro, il più saggio di tutti, disse che il bambino non sarebbe succeduto ad Abenner, ma piuttosto sarebbe entrato in un regno migliore e più grande. Inoltre, l’astrologo disse che Ioasaf sarebbe diventato cristiano.

Quando il re udì questo, si adirò e si rattristò, e prese misure per impedire che ciò accadesse. Fece costruire un enorme palazzo e vi tenne suo figlio. Non permetteva a nessuno di avvicinarsi al bambino, eccetto pochi insegnanti accuratamente scelti. Li incaricò di non parlare al Principe di argomenti spiacevoli come la morte, la vecchiaia, la malattia, la povertà, ecc. Voleva che parlassero a Ioasaf solo di cose piacevoli. Soprattutto, non voleva che suo figlio udisse alcunché su Cristo o sulla Sua dottrina.

Quando il re seppe che c’erano ancora alcuni monaci rimasti, comandò agli araldi di andare in città e per tutta la campagna e proclamare che dopo tre giorni, nessun monaco sarebbe stato più autorizzato a vivere lì. Se, trascorso quel tempo, fossero stati scoperti dei monaci, sarebbero stati giustiziati.

L’ieromonaco Barlaam, un monaco esperto e colmo di ogni virtù divina, fu condotto da una rivelazione di Dio a visitare il principe Ioasaf. Per nascondere il suo abito monastico, si travestì da mercante. Quando arrivò nella città dove si trovava il palazzo del Principe, rimase per alcuni giorni informandosi sul Principe e su chi avesse accesso a lui. Venuto a sapere che il precettore del Principe era anche il suo più stretto amico, si avvicinò a lui e disse di avere una gemma preziosa, che non aveva mai mostrato a nessuno. Disse: «Ora rivelerò questo segreto a te, vedendo che sei saggio e prudente, affinché tu mi conduca davanti al figlio del re, e io la presenti a lui».

Il precettore chiese a Barlaam di mostrargli la gemma prima che acconsentisse ad andare dal Principe con una storia tanto dubbia. Barlaam gli disse che la gemma non poteva essere vista, se non da uno il cui sguardo fosse forte e sano, e il cui corpo fosse incontaminato. Se qualcuno che mancasse di queste qualità avesse posato lo sguardo su questo prezioso tesoro, avrebbe perso la vista e anche la ragione.

Egli riferì al precettore di aver studiato medicina, e di poter dire che gli occhi del precettore non erano sani, e che non desiderava essere la causa della perdita della sua vista. Proseguì dicendo che aveva sentito che gli occhi del Principe erano sani, e che egli conduceva una vita di sobrietà. Perciò, Barlaam disse che avrebbe mostrato il tesoro al Principe.

A palazzo, il precettore andò dal Principe e gli parlò del mercante e della sua gemma. Quando il Principe udì queste parole, fu colmo di gioia e letizia. Ordinò al precettore di condurgli il mercante. Barlaam gli parlò di molte cose, preparandolo con parabole prima di rivelargli che il suo Maestro era Cristo, il Figlio di Dio. Gli dimostrò anche la vanità dell’idolatria. Poi raccontò al Principe come Dio aveva creato il mondo e tutto ciò che è in esso, e come Adamo ed Eva avevano disobbedito a Dio, ma Dio aveva promesso di mandare un Redentore per salvare gli uomini dai loro peccati. Parlò anche di Mosè, e di come Dio condusse il Suo popolo nella Terra Promessa. Poi proseguì raccontando a Ioasaf dell’Incarnazione di Cristo, della Sua Crocifissione, della Sua Morte e Risurrezione, e della Sua gloriosa Ascensione.

Il principe Ioasaf giunse a comprendere che Barlaam non stava descrivendo una gemma meravigliosa, ma piuttosto Cristo, la Perla di grande prezzo. Barlaam proseguì le sue istruzioni per molti giorni in preparazione al Battesimo del Principe. Poi battezzò il Principe in una vasca del giardino, secondo il suo desiderio. In seguito, entrarono nel palazzo, dove Barlaam offrì il Sacrificio incruento e Ioasaf si comunicò ai Santi Misteri.

Alcuni anni dopo, il re mandò il suo consigliere principale, Araches, nel deserto a cercare il Santo Barlaam, che aveva battezzato Ioasaf. Essi cercarono nei deserti e nei luoghi remoti senza trovarlo. S’imbatterono però in diciassette monaci, che camminavano ai piedi di una montagna. Furono catturati dai soldati, e Araches li interrogò riguardo a Barlaam, ma i monaci si rifiutarono di dirgli dove si trovasse. Araches disse che se non gli avessero condotto Barlaam, sarebbero morti.

I monaci risposero che non temevano la morte, perciò egli li torturò. Quando vide che nulla li avrebbe fatti parlare, decise di condurli dal re. Alcuni giorni dopo, comparvero davanti al re, che li sottopose ad ulteriori tormenti.

Vedendo che nulla li avrebbe indotti a tradire Barlaam, il re fece cavare loro gli occhi, e poi fece tagliare loro le braccia e le gambe. Per tutto il tempo, i monaci si esortavano a vicenda ad accettare la morte per amore di Cristo, e così ricevettero le loro corone di gloria dal Signore. San Giovanni Damasceno paragona i diciassette monaci martiri ai sette santi Maccabei dell’Antico Testamento (1 agosto).

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