Andrea m.
Il ieromartire Ipazio, vescovo di Efeso, e il presbitero Andrea soffrirono nell’ottavo secolo sotto l’imperatore iconoclasta Leone l’Isaurico (717-741). Da giovani avevano studiato insieme in uno dei monasteri. Sant’Ipazio abbracciò il monachesimo, e sant’Andrea divenne un chierico e istruiva con zelo il popolo nella Fede cristiana.
Quando l’imperatore Leone l’Isaurico iniziò a perseguitare coloro che veneravano le sante icone, e le sante icone venivano gettate fuori dalle chiese per essere calpestate e bruciate, i santi Ipazio e Andrea si levarono in difesa della venerazione delle icone, esortando il loro gregge a mantenersi fedele all’Ortodossia.
L’imperatore, volendo persuadere i santi, li convocò a sé e organizzò una disputa sulla venerazione delle icone, nella quale i santi Ipazio e Andrea furono in grado, con coerenza, di difendere la venerazione ortodossa delle icone.
Gettarono i martiri in prigione e li tennero là a lungo, sperando che questo costringesse i santi a rinnegare le loro convinzioni, ma i santi rimasero saldi. Allora l’imperatore diede ordine di torturare i martiri. Li percossero, scorticarono la pelle e i capelli dalle loro teste, cosparsero le loro barbe di pece e le incendiarono, e bruciarono sante icone sulle teste dei martiri.
I santi sopportarono con pazienza tutte le loro torture e rimasero in vita. L’imperatore diede ordine di trascinare i santi per la città perché fossero scherniti dal popolo, e solo dopo di ucciderli. I corpi dei santi Ipazio e Andrea furono gettati perché fossero divorati dai cani, ma i credenti li seppellirono con reverenza.