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Ortodossa d’Italia
Vita del santo

Irene di Chrysovalanto

Santa Irene era figlia di una famiglia ricca della Cappadocia, e nacque nel IX secolo.

Dopo la morte di suo marito Teofilo, l’imperatrice Teodora governò l’Impero bizantino come reggente per il suo giovane figlio Michele. Santa Teodora (11 febbraio) aiutò a sconfiggere l’eresia iconoclasta e a restaurare le sante icone. Commemoriamo questo Trionfo dell’Ortodossia nella prima domenica della Grande Quaresima.

Quando Michele ebbe dodici anni, santa Teodora inviò messaggeri in tutto l’Impero per trovare una fanciulla sufficientemente virtuosa e raffinata da diventare sua moglie. Fu scelta santa Irene, e lei acconsentì al matrimonio. Passando vicino al Monte Olimpo in Asia Minore, Irene chiese di fermarsi per poter ricevere la benedizione di san Ioannikios (4 novembre), che viveva sul monte. Il santo, che si mostrava solo ai pellegrini più degni, previde l’arrivo di santa Irene, e anche la sua vita futura.

Il santo asceta la accolse e le disse di proseguire fino a Costantinopoli, dove il monastero femminile di Chrysovalantou aveva bisogno di lei. Stupita dalla sua chiaroveggenza, Irene cadde a terra e chiese a san Ioannikios la sua benedizione. Dopo averla benedetta e averle dato consigli spirituali, la rimandò via.

Quando il seguito giunse a Costantinopoli, i parenti di Irene la accolsero con grande solennità. Poiché “i passi dell’uomo sono diretti con rettitudine dal Signore” (Sal 36/37,23), Dio dispose che Michele sposasse un’altra fanciulla pochi giorni prima, affinché Irene fosse libera di diventare sposa di Cristo. Lungi dall’essere delusa, Irene si rallegrò di questo svolgimento degli eventi.

Ricordando le parole di san Ioannikios, Irene visitò il Monastero di Chrysovalantou. Fu talmente colpita dalle monache e dal loro modo di vivere che liberò i suoi schiavi e distribuì la sua ricchezza ai poveri. Scambiò i suoi abiti raffinati con la semplice veste di una monaca, e servì le sorelle con grande umiltà e obbedienza. L’igumena fu colpita dal modo in cui Irene compiva i lavori più umili e sgradevoli senza lamentarsi.

Santa Irene leggeva spesso nella sua cella le Vite dei Santi, imitando le loro virtù nel miglior modo possibile. Spesso rimaneva in piedi in preghiera per tutta la notte, con le mani alzate come Mosè sul Monte Sinai (Esodo 17,11-13). Santa Irene trascorse i successivi anni in lotte spirituali, sconfiggendo gli assalti dei demoni e facendo germogliare i frutti dello Spirito Santo (Galati 5,22-23).

Quando l’igumena percepì l’avvicinarsi della morte, disse alle altre monache che non avrebbero dovuto accettare nessun’altra se non Irene come nuova igumena. A Irene non furono riferite le istruzioni dell’igumena, e quando questa morì la comunità inviò delle rappresentanti a chiedere il consiglio del patriarca, san Metodio (14 giugno). Egli chiese loro chi volessero come superiora. Esse risposero di credere che sarebbe stato guidato dallo Spirito Santo. Senza conoscere le istruzioni date prima di morire dall’igumena alle monache, egli domandò se nel loro monastero ci fosse una monaca umile di nome Irene. Se sì, disse, avrebbero dovuto sceglierla. Le monache si rallegrarono e resero grazie a Dio. San Metodio elevò Irene al grado di igumena e la consigliò su come guidare coloro che le erano affidate.

Tornata al monastero, Irene pregò che Dio l’aiutasse a prendersi cura di coloro che dipendevano da lei, e raddoppiò i propri sforzi spirituali. Manifestò grande sapienza nel guidare le monache, e ricevette molte rivelazioni da Dio per aiutarla a compiere i propri doveri. Chiese anche il dono della chiaroveggenza, affinché potesse sapere quali prove attendevano le sue monache. Così, era in una posizione migliore per dare loro il consiglio appropriato. Non usò mai questa conoscenza per mettere in imbarazzo gli altri, ma solo per correggere le loro confessioni in modo tale che comprendessero che lei possedeva certi doni spirituali.

Benché santa Irene abbia compiuto molti miracoli durante la sua vita, menzioniamone uno soltanto. Nelle grandi Feste, era sua abitudine vegliare nel cortile del monastero sotto il cielo stellato. Una volta, una monaca che non riusciva a dormire lasciò la sua cella e andò nel cortile. Lì vide l’igumena Irene levitare a qualche piede da terra, completamente assorbita nella preghiera. La monaca stupita notò anche che due alberi di cipresso avevano chinato il capo fino a terra, come in omaggio. Quando ebbe terminato di pregare, Irene benedisse gli alberi ed essi tornarono alla loro posizione eretta.

Temendo che ciò potesse essere una tentazione da parte dei demoni, la monaca tornò la notte seguente per vedere se si fosse sbagliata. Di nuovo vide Irene levitare mentre pregava, e i cipressi che si inchinavano. La monaca legò dei fazzoletti alle cime dei due alberi prima che tornassero al loro posto. Quando le altre sorelle videro i fazzoletti in cima agli alberi, cominciarono a chiedersi chi li avesse messi lì. Allora la monaca che aveva assistito a questi strani avvenimenti rivelò alle altre ciò che aveva visto. Quando santa Irene venne a sapere che la monaca aveva visto il miracolo e lo aveva raccontato alle altre, ne fu molto addolorata. Le avvertì di non parlarne con nessuno fino dopo la sua morte.

Santa Irene celebrava con grande devozione la festa di san Basilio (1 gennaio), poiché anche lui proveniva dalla Cappadocia. Un anno, dopo aver celebrato la festa, santa Irene udì una voce nella notte che le diceva di accogliere il marinaio che sarebbe venuto alla porta il giorno seguente. Le fu detto di rallegrarsi e di mangiare il frutto che il marinaio le avrebbe portato. Durante il Mattutino, un marinaio venne effettivamente alla porta e rimase in chiesa fino dopo la Liturgia. Le raccontò di essere venuto da Patmos, dove era salito a bordo di una nave. Quando la nave salpò, notò un vecchio sulla riva che chiedeva loro di fermarsi. Malgrado un buon vento, la nave si fermò di colpo. Allora il vecchio camminò sulle acque ed entrò nella nave. Consegnò al marinaio tre mele che Dio mandava al patriarca “dal suo amato discepolo Giovanni”. Poi il vecchio diede al marinaio altre tre mele per l’igumena di Chrysovalantou. Disse al marinaio che, se Irene avesse mangiato le mele, tutto ciò che la sua anima desiderava le sarebbe stato concesso, “poiché questo dono viene da Giovanni in Paradiso”.

Santa Irene digiunò per una settimana, rendendo grazie a Dio per questo dono meraviglioso. Per quaranta giorni, mangiò ogni giorno piccoli pezzi della prima mela. Durante questo tempo non prese nient’altro da mangiare o da bere. Il Giovedì Santo disse alle monache di comunicarsi ai Santi Misteri, poi diede a ciascuna un pezzo della seconda mela. Esse notarono una dolcezza insolita, e sentirono come se le loro stesse anime fossero nutrite.

Un angelo informò santa Irene che sarebbe stata chiamata dal Signore il giorno dopo la festa di san Panteleimon. La festa del monastero cadeva il 26 luglio, perciò santa Irene si preparò digiunando per una settimana in anticipo. Prese soltanto un po’ d’acqua e piccoli pezzi della terza mela che le era stata mandata da san Giovanni. L’intero monastero si riempì di una fragranza celeste, e ogni discordia scomparve.

Il 28 luglio, santa Irene radunò le monache per salutarle. Disse loro anche di scegliere suor Maria come sua successora, poiché essa le avrebbe mantenute sulla via stretta che conduce alla vita (Matteo 7,14). Dopo aver supplicato Dio di proteggere il suo gregge dal potere del diavolo, sorrise quando vide gli angeli che erano stati mandati a ricevere la sua anima. Poi chiuse gli occhi e consegnò la sua anima a Dio.

Santa Irene aveva più di 101 anni quando morì, e tuttavia il suo volto appariva giovane e bello. Una grande folla di persone accorse per il suo funerale, e molti miracoli avvennero presso la sua tomba.

In alcune parrocchie è consuetudine benedire le mele nella festa di santa Irene Chrysovalantou.

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